Concetti fondamentali per essere un VERO MASSONE. Prima Parte

Concetti fondamentali per essere un VERO MASSONE. Prima Parte

L'appartenenza Massonica

L’Appartenenza è un modo di essere oppure è un modo di sentire? Al momento della nascita, anzi sin dal concepimento, l’uomo non ha possibilità di fare una scelta perché l’appartenenza è parte dello suo modo di vivere, è espressione del suo trovarsi nel mondo.

La percezione del “fare parte” è ancora sopìta, perché si confonde con lo stato di normalità dell’esistenza, con l’abitudine esistenziale.

Questi stati dell’essere rendono impalpabile e quasi superflua una coscienza del senso dell’appartenenza.

La razza, il sesso, i tratti somatici, il carattere, costituiscono il modo di sentire l’appartenenza. La persona è nell’impossibilità di poterli modificare, quindi deve accettarli senza che la propria volontà divenga parte attiva e determinante.

Diversamente “appartenere” può essere il risultato di una riflessione che costituisce l’espressione di una volontà cosciente, è un modo di percezione che ne determina la condivisione.

Si può appartenere ad un circolo, ad un partito, ad un’associazione e altro.

La volontà di “fare parte” è dettata dalla condivisione di interessi comuni, che possono essere culturali o semplicemente materiali, oppure dal narcisismo di appartenere a determinati settori sociali. In questo caso il senso di appartenenza non genera alcun legame spirituale, anzi non genera alcun legame se non quello di raggiungere collettivamente scopi che singolarmente non sarebbe possibile attuare.

Ma quando “appartenere” sottintende la condivisione di archetipi, siano essi simbolici ovvero razionali, protesi a disciplinare i moti dello spirito, quando la loro condivisione comporta la consapevolezza di poter acquisire conoscenze che operano su piani di ricerca differenti, speculativo-rituale il primo perché rivolto alla ricerca della verità, pratico-operativo l’altro perché rivolto alla ricerca del giusto, allora il “fare parte” non è solo la conseguenza della volontà cosciente dell’iniziato, ma genera un legame spirituale che fa da collante nella consapevolezza che la tensione è univoca e collettiva.

Cosa contribuisce a fissare il senso dell’appartenenza nella mente dell’iniziato?

Come può il “fare parte” contribuire a superare la diversità scaturente dalle diverse estrazioni culturali e sociali?

Come si può generare un bagaglio comune di principi morali, di principi etici, di convinzioni, di ideali, che sia di supporto al raggiungimento degli scopi rivolti al “bene dell’Umanità ed alla gloria del G:.A:.D:.U:.?

La forza del legame di appartenenza deriva dalla condivisione del simbolismo, dell’allegoria, della ritualità, del cerimoniale, oltre alla certezza della validità della scelta fatta.

Sta nella consapevolezza che di fronte alla libertà di scelta di poterci ritirare, abbiamo proseguito nella cerimonia di iniziazione “liberamente e spontaneamente”, “con pieno e profondo convincimento dell’anima”, “con assoluta e irremovibile volontà”, “alla presenza del G:.A:.D:.U:.”. Sicuri che l’appartenenza non trova giustificazione in una tessera bensì nell’iniziazione.

Ecco allora emergere la responsabilità dell’impegno preso, impegno che coinvolge tutto il nostro essere con la ragione, il sentimento e lo spirito.

Questo sentimento dell’appartenenza, consapevole e voluto, va tenuto ben distinto da un altro tipo di sentimento che è simile, ma difetta delle caratteristiche essenziali appena accennate. Infatti quest’ultimo è subìto dalla persona perché non è voluto liberamente, in quanto è imposto dalla collettività, la quale organizza riti e pratiche anche tribali (ad es. l’infibulazione) per suggellare passaggi, ingressi, adesioni, per ricordare e suggellare un’appartenenza e così dare il crisma della normalità all’esistenza.

All’interno di questo percorso coscientemente intrapreso non dovrebbe mai esserci occasione per la quale l’iniziato potrà ipotizzare di essere diventato diverso ovvero di non muoversi in sintonia con l’universo dei propri simili. In altri termini l’iniziato non dovrebbe mai ipotizzare di condurre un percorso solitario al di fuori dei canoni armonici che regolano l’appartenenza alla Massoneria.

Eppure convivono nell’uomo un’infinità di istinti, di sentimenti, di ragioni,. che possono soffocare il senso dell’appartenenza.

Per paura di essere incapace di attuare i compiti previsti, per timore di affrontare la libertà quando la scopre e ne intravede gli ostacoli per attuarla, l’iniziato preferisce rinunciare, più o meno coscientemente, alla prerogativa di essere pensante e cerca sostegno e sicurezza nel mondo profano dal quale in precedenza si era allontanato. E’ una sicurezza fittizia che lascia un vuoto ed una amarezza sempre più profondi.

E’ in questo momento che la tempra dell’iniziato viene fuori. Quando il dubbio che ha soffocato il senso dell’appartenenza sarà evidente alla mente dell’iniziato, allora costui percepirà l’allontanamento come un sfida a ridefinirsi e a ridefinire il rapporto. Allora l’allontanamento sarà percepito come tradimento dei principi poco prima abbracciati.

Tradire un amore, un amico, un’idea, significa svincolarsi da una appartenenza. Ma la propria coscienza non si può mai tradire.

Colto il guanto della sfida, consapevole che solo l’appartenenza al mondo degli iniziati or ora messa in dubbio, quel mondo verso il quale ha dichiarato il proprio amore fraterno, consapevole che è l’unica ancora di salvezza a poter giungere in soccorso, ecco allora emergere la fedeltà alla coscienza, e su questa base riconoscere l’indissolubilità del vincolo iniziatico.

Ecco che le nubi costituite dalle piccole incomprensioni, dai piccoli torti subiti, dalla violata dignità, lasciando il passo al consolidamento di un legame che ci fa avvinghiare ad un comune destino.

Avremo così anche la consapevolezza che sentirsi massone non può avvenire nell’arco di pochi secondi sufficienti a pronunciare una promessa e un giuramento. Il senso dell’appartenenza nasce con la volontà di essere iniziati e si sviluppa con l’acquisizione del significato profondo dei valori massonici che si coltivano per tutta la vita. In alcuni momenti li sentiamo più forti, in altri meno forti, a seconda che prevalga la profanità o la sacralità dell’iniziazione.

Una tavola di quasi 70 anni fa (1947) spuntata dagli archivi del Capitolo scozzese di Ferrara. Nel linguaggio del tempo, l’affermazione di concetti eterni della Massoneria sulle sue credenze, i suoi riti, le sue iniziazioni.

continua.....