19 LUGLIO 1992: LA MORTE DELLO STATO ITALIANO

19 LUGLIO 1992: LA MORTE DELLO STATO ITALIANO

Sono trascorsi 27 anni dalla strage di via d’Amelio a Palermo quando una 126 carica di  ben 90 kg di tritolo veniva fatta esplodere davanti la casa della mamma del giudice, dove ogni domenica,  egli era solito recarsi.

Paolo Borsellino insieme alla sua scorta è stata ucciso da Cosa Nostra con la connivenza di alcuni personaggi molto influenti nella politica di quegli anni definiti cupi, appena 57 giorni la strage di Capaci, dove persero la vita il suo amico, il giudice Giovanni Falcone insieme alla moglie e agli uomini della scorta.

Sin da giovane Borsellino si dintingue per l’amore che mette negli studi e l’impegno professionale: l’onestà e l’amore per la giustizia lo contraddistingueranno per  tutta la vita. Dopo varie esperienze negli anni ottanta viene costituito un pool antimafia dove si trovano Falcone, Borsellino e Barrile che lavorano sotto la guida di Rocco Schinnici, loro mentore.

La lotta contro la mafia e la volontà di condividere tutto ciò con le nuove generazioni , sono gli obiettivi di Falcone prima e di Borsellino dopo; dopo la tragedia delle morti di Schinnici e poi di Falcone,  Paolo Borsellino rimane solo . Saranno mesi difficili per lui e per la sua famiglia soprattutto perché egli si rende conto di essere stato abbandonato dallo Stato, isolato nel suo lavoro di ricerca della verità. In seguito alle confessioni di un maxipentito, Borsellino capirà che alcuni personaggi  molto in vista dello scenario politico nazionale intrattengono affari con la mafia e probabilmente anche Falcone lo aveva capito e perciò era stato ucciso.

Di lui rimangono il grande coraggio, il sorriso e la dolcezza che dedicava alla sua famiglia, la serietà con cui ha affrontato le sue responsabilità fino all’ultimo.